Angelo Vaccarezza: “la Liguria non è una poltrona da assegnare”


Angelo VaccarezzaIl PDL ligure è allo sbando, in questi giorni abbiamo assistito ad un susseguirsi di colpi di scena, iniziati col dietrofront di Claudio Scajola nella presentazione delle liste, la nomina a sorpresa come capolista al Senato, subito dopo Silvio Berlusconi, di Augusto Minzolini, nome importante si, ma che c’entra con la Liguria?

Pubblichiamo un commento forte a tutto l’accaduto da parte del Presidente della Provincia di Savona Angelo Vaccarezza, un amministratore che fà politica a fianco della sua gente e che ama profondamente la nostra regione in cui è nato, vive e lavora.

“Sono Angelo Vaccarezza, Presidente della Provincia di Savona. Alla guida di questa amministrazione dal 2009, alle spalle ho due mandati da sindaco e prima ancora sono stato vicesindaco, assessore comunale, consigliere comunale e provinciale…oltre venticinque anni della mia vita sono stati dedicati ad amministrare e vivere la mia terra.
Una terra che ha sempre risposto con lealtà al progetto di un partito che oggi, inspiegabilmente, volta le spalle a coloro che hanno investito nel sogno del Pdl, creduto come unica speranza per la rinascita di questo Paese. Oggi quindi, proprio in Liguria, questo partito come una madre matrigna mette da parte i suoi figli più devoti e li rifiuta senza spiegazioni in un silenzio diventato assordante.

Nella prossima tornata elettorale la Liguria potrebbe ottenere infatti solo tre seggi, uno al Senato e due alla Camera. Seggi che non saranno rappresentativi del nostro territorio ma assegnati a chi delle Liguria non conosce che il nome. Mi chiedo come sia possibile che tra i prescelti ci siano tali Minzolini e Lainati, due paracadutati per magia nelle nostre liste e che l’unico ligure, il Capolista alla Camera sia da sempre uomo non organico al Pdl che anche nelle ultime elezioni regionali ha presentato liste autonome, apparentate con noi.

Chi è stato tagliato fuori dunque? Chi è stato cancellato dalla propria terra e dal proprio partito? Quelle donne e quegli uomini chiamati oramai, quasi in senso dispregiativo, i “fuori lista”, poichè identificati con un passato da dimenticare. Proprio quelle persone che hanno creduto in un progetto che ha accolto tutto il popolo di centro-destra facendolo diventare l’unico baluardo contro la sinistra e trasformandolo nel primo partito italiano.
Proprio loro, solo loro, sono stati epurati, allontanati brutalmente da quel sogno che con tanta passione avevano contribuito a creare.

Di fronte a questa umiliazione, è impossibile tacere: la Liguria non è una poltrona da assegnare.
Non può essere offesa in questo modo una terra che non solo non può scegliere i suoi rappresentanti a causa di una legge elettorale scellerata, ma che non vede nemmeno riconosciuti i diritti minimi di democrazia. La Liguria non può essere dimenticata in questo modo, non può non essere rappresentata in Parlamento, non può essere mortificata e utilizzata solo come una mera pedina di scambio.

Come non pensare quindi a scelte di palazzo? Non è questo il potere in cui credo. Io credo solo nel potere di cambiare le cose e lotto ogni giorno, insieme ai miei concittadini, per farlo.

Le persone non sono sondaggi, non sono numeri, e mi rifiuto di credere che il mio lavoro come amministratore e quello di tanti che come me hanno il benessere della nostra terra come unico obiettivo, venga annullato da una mera logica aritmetica.
I candidati liguri dovrebbero rappresentare la bandiera di un territorio, non una semplice colonia, un territorio inserito a pieno titolo all’interno dei confini nazionali.
I valori che hanno animato in questi vent’anni le nostre azioni sono e rimarranno quelli, solide fondamenta che potranno, se condivisi, rafforzare il progetto comune e se invece deliberatamente ignorati essere portatori di un nuovo corso per il centro destra.

Oggi voler bene alla Liguria significa far diventare il centro destra attento alle esigenze e alle criticità di questa terra. Una sensibilità che sicuramente candidati estranei al territorio non potranno garantire alla nostra gente.
Per questo motivo io non appoggerò queste liste, questi candidati che non mi rappresentano, che non ci rappresentano. Non ho intenzione di uscire dal partito ma il mio dissenso, il nostro dissenso, deve gettare le basi per un rinnovamento culturale dove il binomio gente-territorio sia al centro del progetto politico.

La mia strada e’ sempre quella di un progetto alternativo alla sinistra. Il mio impegno politico risale a quando Berlusconi si occupava solamente di calcio e televisione; quando il Cavaliere tornera’ a fare televisione e ad occuparsi del Milan, io continuerò a lavorare per il mio territorio. Non è mio uso cambiare partito: sposerò sempre gli ideali e i valori del Pdl.
Silvio Berlusconi ha avuto la mia fiducia, il mio sostegno ma non li avrà oltre finchè le cose non cambieranno: non si rinnega un territorio che da anni lavora con impegno per ottenere risultati duraturi. Non siamo nè dipendenti nè sudditi di Berlusconi, siamo i suoi elettori: anche un leader come lui deve saper conquistare e mantenere il nostro sostegno.

Dimettersi dal Pdl è quindi certamente improbabile in quanto fino ad oggi, questo partito, ha tradotto il mio modo di fare politica che c’era prima di Silvio Berlusconi e ci sarà ancora dopo di lui. Lotterò sempre per la mia terra e la sua comunità, impensabili ed impossibili dunque le mie dimissioni da ligure.

Angelo Vaccarezza

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