PIANO STRATEGICO PER LO SVILUPPO DEL TURISMO IN ITALIA… E IL MARE?


538210_479854725407322_527098398_nDi Bettina Bolla

Sul profilo facebook di ITB Italia abbiamo trovato e letto con interesse il post di Angelo Zerilli, Capitano di Vascello e candidato al Senato per Fare per Fermare il Declino nella regione Lazio ed esperto in ripascimenti costieri.

Abbiamo avuto una lunga e piacevole conversazione telefonica con lui e ci ha autorizzato a pubblicare questo importante intervento a commento del Piano strategico per lo sviluppo del turismo in Italia  vedi articolo. Siamo d’accordo con lui che oltre ad un Ministero del Turismo ci dovrebbe essere anche un Ministero del Mare, perché è un settore strategico importantissimo di cui vanno sfruttate tutte le potenzialità.
Roma 10 Febbraio 2013

“Il Consiglio dei Ministri, il 18 gennaio u.s.ha esaminato ed approvato il PIANO per il turismo 2013-2020.
E’ la prima volta che in Italia viene affrontato e portato a termine un lavoro di così ampio respiro, in un settore che dovrebbe rappresentare una assoluta eccellenza nazionale , mentre invece negli ultimi anni il mercato del turismo ha continuato a vivacchiare di rendita sui fasti passati.
Eppure, forse perché il PIANO ha preso in considerazione i numeri imponenti del turismo in tutte le sue forme, (un miliardo di turisti nel mondo nel 2012 con previsioni di raddoppio per il 2020), o forse perché il settore del quale mi occupo è erroneamente considerato di nicchia, il Turismo Balneare, la Nautica, la Portualità e la Croceristica, in altre parole IL MARE nel suo complesso, è stato preso in considerazione pochissimo nell’intero palinsesto del PIANO, e quelle poche volte solo per indicare che nell’ultimo decennio le forme di turismo ad esso legate hanno registrato un sensibile calo di presenze
Lo STUDIO, invece di indicare come valorizzare le oltre 7500 km di coste nazionali, ci ha ricordato che le Baleari hanno annualmente una presenza turistica di 11 volte superiore a quella della Sicilia, pur non potendo certamente vantare la valenza culturale, archeologica, ambientale ecc…. ecc… della nostra Isola maggiore.
Non vorrei pertanto che si registrasse anche questa volta nei confronti del settore, l’assoluto disinteresse mostrato negli anni passati dalle classi politiche che si sono succedute, disinteresse che per meri interessi di bottega regionale (oggi si chiama federalismo), è arrivato al punto di indire un referendum nazionale per abrogare il Ministero del Turismo nella Nazione – la nostra – che vanta l’80% dei beni culturali del mondo intero!! (quando si dice il Masochismo).
Ma torniamo al MARE. Il PIANO parla di turismo in tutte le sue forme: montano, golf, congressuale, città d’arte, ecc…. ecc….ma trascura il fatto che siamo nel bel mezzo del Mediterraneo, e, come detto, si dimentica di parlare di porti, di nautica, di traffico crocieristico, di porti turistici , infrastrutture queste ultime che, vista la cronica mancanza di collegamenti, ancora oggi regioni, rimangono gli unici punti di ingresso nei territori del nostro Sud che spesso sono fuori dalle rotte del turismo.
Ma lo sappiamo che Siracusa, la città d’Europa che vanta la maggior concentrazione di monumenti archeologici sia greci che romani dista oltre 80 km. dal più vicino aeroporto? che Gallipoli che vanta l’unico Rivellino d’Italia realizzato all’inizio del 1500 in mezzo al mare a protezione della città è altrettanto lontano dall’aeroporto di Brindisi ?? Addirittura anche da Trieste e dal suo Porto Vecchio asburgico con le ultime presenze di archeologia industriale d’Europa, per prendere un volo bisogna fare oltre 40 Km.
Poi forse sarebbe stato finalmente il momento di aprire un capitolo su di un problema che non si capisce se per trascuratezza nessuno parla mai: è il problema dell’EROSIONE COSTIERA. Sui famosi 7500 km. di coste, più della metà di quelle fruibili per la balneazione, sono in erosione. Lunghi tratti di spiaggia in Toscana, Lazio, Marche, Sicilia, in Veneto, ecc, negli ultimi anni sono letteralmente sparite senza che venisse determinato un modo univoco per contrastare questo fenomeno. Eppure uno Studio dell’Istituto Nomisma già dal 2004 ha indicato in circa 2000 euro/anno la perdita per l’economia dei piccoli comuni costieri che vivono di turismo balneare per ogni mq di spiaggia erosa. A conferma della forte incidenza del problema, i dati del Ministero dell’Ambiente ci dicono che negli ultimi 20 anni sono stati erosi circa 5 milioni di mq. di spiaggia, pari a 10 miliardi di Euro, cioè 1/3 della somma che si intende ottenere con lo Studio oggi approvato.Eppure l’unica difesa che siamo riusciti a pensare, è stato quello di effettuare gare di appalto milionarie per improbabili ripascimenti spot che mai hanno previsto monitoraggi e manutenzione successiva.
Da aggiungere alle “ dimenticanze “ di cui sopra, è certamente la questione della “PORTUALITA E DELLA NAUTICA ’” nel loro complesso. Non ci si ricorda più che una volta eravamo un popolo di santi e di navigatori, oggi non siamo più certamente un popolo di santi, e, dopo Schettino, neanche più un popolo di navigatori; in Italia non si può parlare di turismo e non menzionare i porti e le loro necessità di adeguamento ai pescaggi di navi ormai lunghe 300 metri, non citare le migliaia di croceristi provenienti da tutto il mondo che giornalmente sbarcano a Genova, Savona piuttosto che a Civitavecchia o Palermo; non parlare di Nautica dopo che siamo ( o forse eravamo fino ad ieri ) i primi costruttori al mondo di yacht oltre i 30 metri, in un’economia che già alla fine degli anni ‘90 il Censis indicava in grado di produrre 6 lire di moltiplicatore di PIL per ogni lira investita. Ma lo sappiamo che il proprietario di uno yacht spende ogni anno sul territorio il 6% del costo dell’imbarcazione? E noi siamo stati capaci di far fuggire in un solo anno 30.000 imbarcazioni!! Tutti gli altri Paesi del Mediterraneo ci stanno ringraziando, e questo è francamente troppo !
Infine la questione della Governance.
IL PIANO ha ben indicato la necessità di una gestione centralizzata del Turismo Nazionale nel suo complesso, ma forse per non scontentare troppo i rappresentanti regionali, nulla dice sulle enormi differenze normative esistenti tra Regione e Regione. Nella gestione del demanio marittimo, per esempio, il problema delle concessioni demaniali, a prescindere dalla necessità di chiarire definitivamente con l’Europa la questione della Direttiva Bolkestein, rimane viva l’enorme disparità di trattamento della durata delle concessioni: per la realizzazione di porti turistici, per esempio, alcune Regioni prevedono una durata massima della concessione di 20 anni, altre di 90 anni, con evidente disparità che influisce sui Piani Finanziarie delle Società che si prefiggono di realizzare e gestire tali strutture, e, successivamente sulle tariffe applicate all’utenza. Ma quale imprenditore privato investirebbe le decine di milioni di euro necessari per costruire un porto turistico sapendo che dopo 20 anni di gestione lo Stato se lo incamera ???
ECCO IL MOTIVO PER IL QUALE LA CROAZIA, LA CORSICA, LE BALEARI ECC. SONO PIENE DI IMPRENDITORI E DI BARCHE ITALIANE!!
In conclusione ho parlato della Nautica e della Portualità perché questo è il settore che conosco per averci lavorato per oltre 20 anni , in tutte le vesti e da tutte e due le parti della scrivania, prima come Responsabile della Portualità Turistica presso il Ministero dei Trasporti e della Navigazione e redattore insieme con altri della normativa nazionale di riferimento, e dopo come Consulente Aziendale.
Mi auguro infine che coloro che con il nuovo Governo saranno chiamati ad applicare materialmente questo STUDIO abbiano la voglia e il tempo per scendere maggiormente nel concreto e approfondire quanto in questo scritto è stato rappresentato.

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2 thoughts on “PIANO STRATEGICO PER LO SVILUPPO DEL TURISMO IN ITALIA… E IL MARE?

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