Lucia Anna Lalli, un’altra donnadamare


268689_111392912293383_568088_nLucia Anna Lalli racconta la storia della “Stella del Sud” di Lido di Casalbordino

Nel lontano 1964 mio padre prese in affitto un piccolo chiosco sul lido di Casalbordino, impresa ardua per quei  tempi, in cui si andava al mare sono nei giorni festivi, con un piccolo frigorifero e le varie bevande .

Io, Lucia Anna Lalli, avevo solo 12 anni e incominciai ad amare il mare, le sue risorse, le sue problematiche ….

Quelli erano altri tempi, il turismo era poco, la realtà del paese era  ben diversa  da quella  attuale, ma noi ci credevamo e, piano piano, combattendo le tante difficoltà incontrate, non ultima l’erosione (criticità delle nostre coste) e la poca disponibilità economica, abbiamo realizzato un vero e proprio  stabilimento balneare ricco di vari servizi. Il suo nome “ Stella del Sud” mio padre lo dedicò a me “la stella della sua vita”. Il percorso  è stato lungo, tante soddisfazioni, tanto lavoro, tanto  amore, tanta la dedizione, tanti anni sono trascorsi da quel lontano 1964. Da  tanti anni ormai “la stella del sud” è gestita da me e i  miei tre figli “nati sulla spiaggia” e con la stessa passione di famiglia: l’amore per il mare.

Tutti insieme oggi combattiamo  per un ideale, un valore  morale e affettivo che difficilmente potrà essere sconfitto, tantomeno da una legge europea  o  false promesse. Noi difenderemo “la Stella del sud “ con tutta la nostra forza, lo devo ai miei nipoti.

 

Stessa Spiaggia Stesso Mare: i Bagni Roma di Genova


335Da  un bagnante innamorato dei Bagni Roma di Laura Castello

Vi entrai tredicenne, era anche la prima volta che entravo in uno stabilimento balneare; fu amore a prima vista.

Continuai a frequentarli pedissequamente per qualche estate ma come in un sogno, lo stabilimento fu rilevato da una famiglia composita da cinque unità nell’ estate del 1976 (millennio precedente).

Il patriarca era Pino (genovesissimo nonostante il nome), autentico lupo di mare, con la pelle di un alligatore e i polmoni di un delfino. Aveva coronato il sogno della sua vita, rilevare uno stabilimento balneare e regalare ai suoi tre figli un futuro.

Elda, donna affascinante e madre severa; ha passato un quarto della sua vita in un angusta postazione con lo sguardo rivolto ai clienti che scendevano le scale e l’orecchio teso a sentire ogni rumore che segnalava una particolare situazione. Una vera bagnina, nonostante non l’abbia mai vista in costume.

E poi c’erano loro, i figli: Danilo, Laura e Valeria (dal più grande al più piccolo).

Conobbi Danilo sulla ghiaiosa battigia da scirocco, faceva il bagnino nel suo stabilimento, Laura dava una mano al bar e Valeria (mio dio quanto era bella!), degna figlia di Pino, con solo lo slippino consentito dai suoi otto anni,  si immergeva ripetutamente all’ altezza della boa (così a Genova chiamiamo la piattaforma galleggiante posta a un centinaio di metri dalla spiaggia), riemergendo con i suoi occhioni azzurri intrisi di salino, un vero fenomeno.

Rimasi molto colpito da Danilo e dal suo lavoro, fu così che chiesi lumi sul percorso formativo per diventare assistente bagnanti, in vulgo bagnino, detto fatto, l’anno dopo conseguii il brevetto e nell’estate del 1979 feci il mio esordio lavorativo come bagnino ai Bagni Roma.

E infine Laura, corteggiata, data la sua avvenenza, da fascinosi bagnanti, vera donna manager del gruppo, sempre a suo agio in qualunque situazione.

Se oggi ho un lavoro come impiegato del comune di Genova lo devo ai Bagni Roma perché dopo la stagione d’esordio, continuai a inanellare anni  da bagnino comunale e divenni un triste bagnino da piscina, sigh, sigh!

Tornando ai Bagni Roma, sono rimasti quasi uguali a quelli che ho conosciuto quarant’anni fa, resistono ancora abbonati ottuagenari, perché i menzionati, sono gli unici che nel corso dei decenni hanno conservato la prerogativa di stabilimento famigliare, non cedendo al tentacolare cemento e alla chiassosa piscina, sono rimasti un’oasi tranquilla incastrata nel traffico metropolitano, sono tornato in pianta stabile a fruire tutti i giorni di questo gioiello raro e spero che nulla e nessuno mi privi per gli anni a venire del piacere di trascorrere l’estate con questa splendida famiglia.

Grazie di esistere, un innamorato bagnante!

La Famiglia del Bagno Arizona di Viareggio: le foto


La storia del Bagno Arizona di Viareggio è la storia di una grande famiglia. Grazie per averla condivisa con noi.

Per leggere la storia di Mariagrazia Scartabelli, cliccare qui

Una donninadamare: Maria grazia Scartabelli

Una donninadamare: Maria grazia Scartabelli

Zia Angiolina , Luciano e Marcello

Zia Angiolina , Luciano e Marcello

al vecchio Bagno Arizona 1967

al vecchio Bagno Arizona 1967

Beppe e Mariagrazia  e amici del Bagno Arizona

Beppe e Mariagrazia e amici del Bagno Arizona

famiglia Maggiorelli

famiglia Maggiorelli

Mariagrazia e Sergio

Mariagrazia Scartabelli

Benedetta! Meravigliosa!!!

Benedetta! Meravigliosa!!!

benedetta, la nipotina di Fabrizio e Mariagrazia

Benedetta, la nipotina di Fabrizio e Mariagrazia

Stessa spiaggia, stesso mare: Giovanni Cherubini racconta del Bagno Imperiale


stessa beach…E ANCHE PER QUEST’ANNO…..STESSA SPIAGGIA STESSO MARE!!!!
Fuori sta nevicando, fa freddo…siamo già quasi in attesa del risultato elettorale (speriamo bene..), cosa c’è di meglio per tirarsi un pò su se non pensare alla prossima estate?
E allora anche per quest’anno stessa spiaggia, stesso mare!
E con quest’anno sono sessantaquattro. Hee sì…. sono sessantaquattro gli anni che il mio mare è la Versilia…di cui gli ultimi 36 al mitico BAGNO IMPERIALE del Lido di Camaiore!!
Alcuni potrebbero obiettare….ma che noia passare le vacanze per tutta la vita nello stesso posto. Ma sbagliano, anche perchè, grazie alla fortuna di avere avuto una vita di lavoro e una giusta parsimonia, quasi tutti gli anni, io e mia moglie Roberta, ci siamo potuti permettere i nostri bravi viaggi all’estero o una vacanza sulle nostre meravigliose Dolomiti.-
Negli anni della mia infanzia, durante la stagione invernale, soffrivo di bronchite con frequenti periodi a letto e il mio medico disse a mio padre che l’unica soluzione era farmi fare tutti gli anni, fino allo sviluppo, almeno un mese di mare.-
E mio padre, con il suo modesto stipendio di operaio con a carico moglie e figli, riuscì da quel momento, con non pochi sacrifici, a farci fare a tutti e tre un mese di mare.- E dove, se non nel posto più vicino alla nostra città di Prato, cioè Viareggio, dove poteva venire a trovarci con un breve viaggio sul “treno scoperto dei mariti in città”, la domenica? Era il 1949, il mio primo anno.-
Grazie al mare, al sole e alla pineta di Viareggio la bronchite scomparve. E a Viareggio ho trascorso la mia infanzia, la mia adolescenza (tutti gli anni con un nuovo amore..), fino al matrimonio e alla nascita dei miei due figli.-
E’ in quel periodo che ho scoperto il Bagno IMPERIALE. La spiaggia era grandissima, gli ombrelloni distanti fra loro e la strada per arrivarci da casa un tunnel ombroso. Praticamente noi abbiamo visto nascere questo bagno, noi eravamo lì ancora prima che arrivassero gli attuali proprietari: Piergiorgio Sbrana e Daniela Frangioni.-
Noi, insieme a loro, abbiamo visto crescere, estate dopo estate, i nostri figli e attualmente ci vediamo crescere i nostri nipoti.- Abbiamo assistito allo sviluppo di questa struttura balneare. Da un bagno che aveva come unica struttura una Direzione in una baracca da muratori, dove con il solleone di agosto era impossibile starci dentro più di qualche minuto, con una sola fila di cabine di legno, anno dopo anno, grazie all’impegno di Piergiorgio e di Daniela (e quando sono diventati grandi anche dei figli Andrea e Francesca), il Bagno IMPERIALE è diventato uno dei più belli e ambiti della spiaggia del Lido di Camaiore.-
E ora?? Cosa accadrà dopo il 2015?? Forse noi, i nostri figli e i  nostri nipoti non potremo più trascorrere le nostre vacanze estive con i nostri amici (che ormai consideriamo come parenti), oppure scherzare e cazzeggiare insieme agli altri bagnanti (amici da 36 anni) sotto l’ombrellone del “bagnino” Piergiorgio.-
Se il Governo che arriverà dopo queste elezioni (che mi auguro e ci auguro sia molto diverso dagli ultimi due) non riuscirà a far cambiare la “direttiva Bolkestein” dovremo passare le nostre vacanze in una struttura turistica globalizzata sul tipo dei villaggi vacanze che si estende su tutta la spiaggia della Versilia.
Ma a questo punto, e saranno passati 66 anni……le mie e le nostre vacanze in Versilia finiranno.-
Cerchiamo di creare un forte movimento perchè tutto ciò non accada e tutti noi possiamo continuare a godere di una vacanza a misura umana, continuando a coltivare le nostre amicizie e i nostri affetti!!!!!

Patrizia (Rapa Nui): senza parole


Cervia-20120916-00359Ho pensato molte volte come poter esporre nel miglior modo possibile, il significato che ha per me il rapporto con il mare da sempre molto amato poi che mi dona sensazioni di BENESSERE E LIBERTA’.

Ho intrapreso questa avventura nell’estate del 2006, reduce da mille disavventure: all’orizzonte vedevo e credevo (non permetterò a nessuno che ciò mi venga eluso) fortemente di aver trovato una sorta di ANCORA DI SALVEZZA.

Mi sentivo pronta ad ogni sacrificio, se vogliamo anche abbastanza incoscientemente pensando al mio stato di salute: infatti poco meno di 3 anni prima, esattamente il 21 luglio 2003, essendosi fortemente aggravata a causa una patologia cardiaca molto rara della quale soffrivo sin dall’età di 3 anni 1/2, ho subito un trapianto di cuore.

Tutto ciò è avvenuto grazie ALL’ANGELO CHE DA QUELLA NOTTE BATTE NEL MIO PETTO DANDOMI LA VITA, è stata nello stesso tempo l’esperienza più sconvolgente della mia esistenza (in un certo senso avvertivo una forma di avversione a riguardo, ero felice che il mio cuore aveva resistito per anni, pensando, di poter evitare il trapianto attraverso le cellule staminali, aggiornandomi in modo quasi maniacale, su tutte l’evoluzioni scientifiche in materia. Ero ad un passo… ma nulla può cambiare ciò che è predestinato. Dio solo sà, il grande macigno di sensi di colpa che ti pervadono. Hai quasi l’impressione, paura di aver rubato la vita ad un’altra persona; nonostante psicologi e professori son li, a spiegarti che l’espianto avviene solamente dopo l’accertamento di morte cerebrale. Dichiarata da ben tre commissioni di medici esterni dall’ospedale in cui mi trovavo; e che quindi, alla terra il cuore non sarebbe più servito. Anzi in un certo senso, avveniva una sinergia: Vivendo io, in modo diverso avrebbe continuato a vivere anche la mia donatrice (Purtroppo per ragioni di privacy, non mi è stata rivelata la sua identità; fin’ora l’ermeticità professionale dei medici; non mi ha permesso di sapere. Desidero, scoprirlo…magari aiutandomi attraverso internet. Sarei discreta, voglio solo donarle dei fiori e fare finalmente conoscenza cn la mia compagna di VITA). Dono meraviglioso…. insieme a quello di mia figlia il secondo miracolo vissuto. Da allora la mia premura maggiore è…. essere degna di questo immenso gesto, dando valore e significato a questa mia seconda chance.

Per poter fare un quadro semi completo della mia esperienza, vado un pò a ritroso nel tempo nell’esporre; poi che, avrete certamente capito che, come molte altre persone nella vita del resto, ho dovuto imparare sin da bambina a lottare doppiamente per riuscire a sopravvivere…e di questo, “lo dico dal profondo dell’anima, ne sono molto grata a Dio credendo fortemente in Lui” poi che questo trascorso, ha accentuato la mia sensibilità nel riuscire a comprendere le sofferenze e bisogni altrui.

Ma arriviamo, tralasciando parecchi sacrifici e avversità. Nel dicembre 1987 conobbi Maurizio il mio futuro consorte (uomo come ce ne sono, purtroppo pochi al mondo. Lui non si è spaventato, d’inanzi le mie doverose rivelazioni, esordì…Se è un tentativo per sbolognarmi, questo con me non funziona…noi invecchieremo insieme…” Con grande onore sta facendo fede alla sua affermazione”. E di come senza pensarci su due volte; dopo aver rischiosamente avuto nostra figlia e non voler sfidare più volte la sorte, a mia protezione(non potendo prendere la pillola causa terapia cardiaca) si sottopose (prima però, gli proposi di, depositare il liquido seminale nelle apposite banche. In modo tale, ad un mio eventuale destino…. lui così, non si sarebbe precluso l’opportunità di poter decidere, se avere altri figli) ad intervento irreversibile rinunciando a soli 28 anni, a normale procreazione. Non mi ha mai vista come un ostacolo….è straordinario come il vero amore, riesce far bai passare ogni cosa). Pochi mesi dopo il nostro incontro ci si presentò l’occasione di acquistare un pub birreria, la cosa ci allettava, l’unica perplessità era la locazione del locale, Alessandria, ciò avrebbe significato spostare la nostra residenza da Milano, oppure per mio marito condurre una vita da pendolare, facendo la spola tra Milano ed Alessandria.

Ma volendo realizzare il nostro progetto di vita insieme, non potevamo farci sfuggire quell’occasione e unite le nostre piccole forze economiche iniziammo la nostra prima esperienza da piccoli imprenditori.

Dopo un anno subentrò in società anche il fratello di mio marito; tranne che per l’episodio dell’alluvione del 1994, per ben 15 anni tutto procedette nel migliore dei modi tanto che decidemmo di ingrandirci. Da questa sventurata decisione ebbero inizio una serie infinita di sventure causate da cattiverie umane anzi… DISUMANE.

Nel 2000 un nostro fornitore ci fornì l’occasione per la nostra crescita imprenditoriale presentandoci i proprietario di una villa ottocentesca (allora detta “villa Olga”), ubicata ad Acqui Terme, fino a quel momento adibita ad discoteca ed ora sfitta. Il progetto che prevedeva di affittare la villa per farne multi locale… zona ristorante e zona pub, implicava questa volta un definitivo trasferimento mio e di mia figlia allora undicenne (che tenerezza mi ha fatto il suo entusiasmo, al pensiero di trascorre più tempo col suo papà, non ha fatto trapelare timori e malinconie dall’allontanamento dalle sue certezze), ad Acqui Terme e la vendita della nostra casa a Milano.

Una volta conclusa la trattativa per la locazione iniziammo i lavori di trasformazione della villa da discoteca a ristorante/pub, per fare questo naturalmente chiedemmo alla banca un grosso prestito. Tutto procedeva secondo i nostri piani ma i colpi di scena che si presentano nella vita neanche il più bravo dei registi li potrebbe immaginare.

A soli tre gg di distanza (nella notte del 17.07.2001) dall’inaugurazione del locale, un’enorme incendio con successiva esplosione (il tutto doloso) ed ecco come, in pochi istanti abbiamo visto sfumare tutti i nostri sacrifici. Oltretutto è il caso di dire, quando il fato si fa beffa di te: l’indomani avevamo appuntamento, per stipulare una polizza assicurativa. Non solo, essendo stato di natura dolosa e per poter fare le dovute indagini, il tutto è stato tenuto sotto sequestro per ben nove mesi; ma la cosa ancora più assurda, gli unici ad essere indagati siamo stati noi. A loro dire…..per omertà; COSA ALLUCINANTE (Penso sia stato questo, il momento in cui, io abbia cessato di fidarmi ciecamente nella giustizia.  “E’ praticamente impossibile, trasmettere fino in fondo cosa avviene dentro di se, a chi grazie al cielo, certe cose immonde non le vive in prima persona, le stravolgenti conseguenze che portano sia emotivamente che psicologicamente; oramai a distanza di 13 anni posso ben dire…lasciano il segno per tutta la vita”.

Così storditi e ancor più agguerriti contro questa avversità, dopo il dissequestro dell’immobile e realizzato che una zona si era semi salvata(dal di fuori può sembrare un incosciente accanimento… vi assicuro.. non per chi gli viene tolto a tradimento il proprio sangue, per poterlo riavere lotta fino all’inverosimile)pur di poter riaprire, siamo sottostati a delle condizioni a dir poco inaccettabili. Come: aver pagato l’affitto per tutti i nove mesi nonostante fermi dal sequestro, pagato “tramite finanziamento bancario ad interessi da USURAI”(con ricatto direi: al GRANDE INNOCENTE) 1 anno d’affitto anticipato a garanzia, per poter di nuovo usufruire della sua proprietà.

Dopo aver faticosamente smaltito tutte le macerie a carriolate (ho ancora ben impressa, l’immagine dei pezzi raccolti da terra; che sarebbero dovuti essere al proprio posto già finiti) ovviamente l’arte d’ arrangiarsi in carenza di fondi. Quanto il resto non essendo di nostra competenza, siamo stati costretti a rivolgerci a figure professionali,ovviamente ripagando per rifare il tutto.

Primavera 2002 il gg tanto atteso….. (ignari dell’epilogo) INAUGURAZIONE…..ove molteplici fattori in primis BANCHE….dopo una lenta agonia (avendo avuto cura di saldare anche il più piccolo fornitore) costretti a chiedere il fallimento nel marzo 2005. Durante questo lasso di tempo, è avvenuto il trapianto cuore. Ho meditato, svariate volte su questo punto pieno di spessore; nel spiegarmi come mai, dopo una moltitudine di circostanze alquanto infauste: sia stato possibile, in soli 21 gg d’attesa di trapianto (avendo anche un RH sanguigno piuttosto raro), trovare il cuore compatibile.  LA VITA E’ COSI’…IMPREVEDIBILE QUANTO… STUPEFACENTE… DA RISPETTARE NELLA SUA PREZIOSITA’.

Da sette stagioni lottiamo per riprenderci la nostra serenità e adesso, che fra mille sacrifici stiamo ultimando il pagamento del bagno, adesso che intravedevamo la fine del tunnel, ci si dice “scherzetto” vi portiamo via tutto.

NO!!!!!! Questo non possiamo permetterlo, abbiamo lottato troppo, ma soprattutto questa volta mio marito lo ha giurato, non si farà portare via il bagno così, e non è il tipo che si uccide, piuttosto farà fuori qualche politico, vada come vada, meglio l’ergastolo.

Questa volta… ad impedire la nostra navigazione… E’ LO STATO è così, che tutela e premia la gente onesta.

Pur contribuendo e non poco a far funzionare il sistema economico.

Cosa ne sarà di noi, “come noi purtroppo di molti nostri colleghi” che dovono ancora finire di saldare le banche per poter riscattare…la piccola impresa a conduzione famigliare, in aggiunta poi EQUITALIA la strozzina.

Come può uno stato pensare, avendo già la maggior parte del popolo in forte crisi economica, per mancanza di lavoro, attuare la direttiva BOLKESTEIN e mettere così in ginocchio, 30 mila piccole medie imprese a c. famigliare

Spero solo che il prossimo governo …rifletta bene prima di legiferare scelleratemente, perchè in caso contrario farebbe scaturire l’ira del popolo.

Una cosa è certa, questa volta saprò esattamente il mandante della mia ROVINA….A BUON INTENDITORE POCHE PAROLE.

Una donnadamare fin da piccola: Paola Beatrice Di Lello


20130223_140404Riportiamo l’articolo di giornale del Luglio 2010 che racconta una storia a lieto fine: il salvataggio del nonno da parte di una giovane donnadamare, che all’epoca aveva solo 6 anni e mezzo.
D’ora in poi sarai una donnadamare a tutti gli effetti, la tua foto e la tua storia saranno qui sul blog ed esposte in occasione della mostra di Donnedamare a Balnearia. Chiedi al papà di portarti!!!
P.S.: il tuo papà ti vuole un mondo di bene!!!
“Giocava in acqua con le sue nipotine quando e’ stato colto improvvisamente da malore: lo ha salvato la nipotina di 7 anni. Tragedia sfiorata ieri mattina intorno alle 11 sul litorale di Terracina. Un anziano di 76 anni, Francesco Di Lello si trovava in mare con due nipotine. Stava giocando in mare con le piccole su di una canoa facendo divertire le bimbe. Improvvisamente , pero’ , l’uomo si e’ sentito male cadendo dall’imbarcazione. In quella frazione di secondi poteva consumarsi una tragedia ed invece grazie al coraggio ed alla prontezza delle nipotine , l’uomo si e’ salvato.Alle prime avvisaglie del malore che ha colpito il 76enne , una della nipotine non ha esitato a tuffarsi e sfidando la paura ha nuotato fino a riva.Qui Ha lanciato l’allarme facendo scattare in una manciata di secondi la macchina dei soccorsi. Il bagnino dello stabilimento “Lido Corallo” si e’ precipitato a recuperare l’anziano padre e e trascinarlo a riva. Un volta sul bagniasciuga, le condizioni fisiche dell’uomo sembravano davvero critiche. A decine i bagnanti si sono radunati sull’affollatissima spiaggia per vedere cosa stesse accadendo. Mentre il 76enne veniva osservato da parenti e conoscenti e la situazione tenuta sotto controllo dai carabinieri della locale stazione, l’urlo della sirena dell’ambulanza ha posto termine ad una attesa che sembrava non finire mai. Caricato l’anziano e’ fuggita a sirene spiegate nel traffico di viale Circe. Non e’ stato necessario l’intervento dell’eliambulanza , pure giunta sul posto e che ha sorvolato la spiaggia senza scendere a terra . Trasportato all’ospedale “Fiorini” di Terracina , il 76enne e’ stato ricoverato:per fortuna le sue condizioni di salute non sono gravi. Certo che , se il malore e’ stato curato per tempo e non ha provocato conseguenze fisiche piu’ gravi per l’anziano , il merito e’ anche della nipotina , che con grande coraggio ha nuotato fino a riva per lanciare l’allarme”

Sabrina Romani dei Bagni Aretusa di Viareggio


sabrina figlia di ulda e luigi a tre anni era già una colonna del bagno.

sabrina figlia di ulda e luigi a tre anni era già una colonna del bagno.

La storia della Marina di levante di Viareggio e del Bagno Aretusa inizia prima della seconda guerra mondiale, quando gli stabilimenti balneari erano ubicati nel così detto “BOZZONE” ovvero li dove oggi sorgono i cantieri navali più famosi al mondo. Nel 1950 per motivi di pubblica utilità vennero spostati per far posto al porto, ed è in quella data che i miei bisnonni Ulda e Umberto decisero di acquistare una di queste  concessioni e di ricostruire il bagno nella nuova zona assegnataci. Iniziarono con 30 ombrelloni, 30 famiglie coccolate da Ulda che provvedeva anche a far loro da mangiare cucinando pesce fresco proveniente dal nostro peschereccio ( oggi si direbbe a Km 0 ). Abbiamo sempre saputo di essere su terreno demaniale, per questo anche quando nel 1968 c’è stata nuovamente imposta la demolizione sempre per motivi di pubblico interesse abbiamo smontato tutto, raccolto chiodi, legname, tegoli e ci siamo trasferiti nell’attuale Viale Europa. Quella volta infatti non ci venne detto  : ve ne dovete andare per far posto ad altri, ma ci venne data una nuova concessione o meglio un nuovo spazio dove poter ricominciare. Siamo stati noi a bonificare il Viale Europa che si presentava tutto “POGGI E BUE” a causa dei bombardamenti, abbiamo riempito le buche con i calcinacci delle case distrutte dalla guerra, vi abbiamo portato acqua, luce e telefono tutto a spese nostre, abbiamo dedicato a questa attività il nostro tempo, le nostre cure i nostri risparmi e lo abbiamo trasformato nell’attuale meta turistica scelta ogni anno da centinaia di famiglie. E’ bene chiarire infatti che sono i nostri clienti a sceglierci, non siamo noi ad imporre il nostro modo di fare turismo, sono loro a preferire le nostre strutture ai Km di spiaggia libera presenti sul  territorio o ai villaggi turistici che caratterizzano altre località. Tutto questo ovviamente fa parte dei racconti che mi sono stati tramandati, io sono nata nel 1973 quando tutto già sembrava andare per il verso giusto. Ho imparato questo mestiere guardando la mia famiglia che stagione dopo stagione si dedicava anima e corpo alla nostra attività. Da loro ho imparato che nei momenti di difficoltà non si deve mai dire :”oh! come sono stanca” perchè altimenti la stanchezza si farà sentire ancora di più, bisogna sempre “tirare il carretto” solo così gli altri ti verranno dietro e tutto prenderà la giusta direzione. Ogni tanto sento ancora la voce di mia nonna Dina che quando mi fermavo a parlare con qualche amica mi diceva:” Sabrina la candela si sta consumando  e la processione non cammina”. Spesso mi capita di parlare con altre mamme che lavorano anche in altri settori e condividere con loro i sensi di colpa che  mi affliggono quando non riesco a seguire mio figlio come vorrei perchè troppo presa dalla gestione del ristorante annesso al nostro stabilimento. Lo guardo gironzolare “randagio” tra gli ombrelloni e penso a quanto sarebbe bello poter essere con lui sulla spiaggia a giocare e fare il bagno. Poi però quando torno dalle trasferte romane e lo trovo ancora sveglio ansioso di sapere se ci sono novità sulla nostra sorte, sapere se siamo riusciti ad avere la meglio su quelli che (come dice lui) ci vogliono RUBARE il bagno, allora mi si riempie il cuore di gioia e all’improvviso tutto diventa chiaro, abbiamo creato un “nuovo mostro” un balneare, un pazzo che pagherà il canone come se fosse in affitto, IMU come se fosse proprietario, TARSU senza sconto anche se farà la differenziata, IVA al 21% (nella migliore delle ipotesi) ma che per qualche strano motivo sarà felice di farlo. E’ impossibile immaginare la nostra vita diversamente da come è stata fino ad ora perchè il nostro lavoro è la nostra vita e nesuno potrà mai portarcela via. Un grande abbraccio a tutte le donne d’amare.

Sabrina Romani

Quattro balneari di Varazze scrivono la storia degli stabilimenti balneari Varazzini


images-8“Vaze te voggiu ben”

Marta Piazza dei Bagni Pinuccia, Giovanni Battista Bruzzone dei Bagni Ferro, Giorgio Bolla e Bettina Bolla dei Bagni Mafalda Royal faranno una ricerca storica delle origini degli stabilimenti varazzini, partendo dal 1800 fino ai giorni nostri, studiando l’evoluzione e la trasformazione dell’arenile nel tempo. Sarà un progetto importante per la nostra cittadina, che potrebbe essere utile ad altri progetti fatti a livello nazionale.


 

Ilaria Piancastelli: e poi un bel giorno arriva quella maledetta legge europea dal nome impronunciabile


FotoMi chiamo Ilaria Piancastelli, ho 40 anni e gestisco i Bagni Ausonia di Castiglioncello, una località situata a 20 km sud di Livorno in Toscana, e sono quindi una Balneare.
In realtà l’Ausonia vanta una storia ben più antica della mia, in questa caletta, fra alti e bassi, sono passati gli etruschi, i romani, la famiglia De’ Medici, fino ad arrivare ai circoli letterari dei macchiaioli. Vi ha vissuto alcune delle sue ultime estati Pirandello, è stata invasa dai tedeschi e poi liberata dagli americani, ha conosciuto il boom economico , ha visto il grande cinema, la “dolce vita”, gli attori i politici e chi più ne ha più ne metta!
Lo stabilimento vero e proprio è nato nell’ultimo decennio dell’ 800. All’inizio erano delle palafitte davanti all’esigua spiaggetta, dove i signori, divisi per sesso, facevano il bagno.
Le prime foto risalgono al 1897; spesso me le rivado a guardare perchè mi meraviglia sempre vedere come in questi anni pur cambiando tutto non è cambiato niente.
La storia della mia famiglia si lega inesorabilmente a questo luogo nel 1979, avevo 7 anni e ricordo ancora il primo giorno che ho visto l’Ausonia.
Non era certo uno dei suoi momenti migliori! Eravamo alla fine dell’inverno le mareggiate si erano mangiate la celebre spiaggia del “Sorpasso” di Dino Risi, gli attori sicuramente non c’erano più! I moli che prima erano protetti dall’arenile si trovavano letteralmente in mezzo ai flutti, e il vecchio proprieterio non ce la faceva più a reggere il passo delle stagioni balneari.
Noi naturalmente, non avevamo i soldi, mio padre, Sergio Piancastelli, aveva da poco avviato il suo studio di Geometri insieme ad atri 2 soci, e non fu facile per lui convincerli ne tanto meno trovare i soldi!!! Il debito che abbiamo contratto con le banche allora ce lo siamo portato dietro per almeno altri 20 anni.  Abbiamo gestito direttamente la spiaggia insieme al bar ristorante un locale che si chiama la “Lucciola” in onore della dolce vita degli anni 50 e 60.
 Nel frattempo provavamo a ripascere la spiaggia e a ristrutturare i moli esistenti. Abbiamo fatto  un pò di tutto, soprattutto sfruttando le competenze che mio padre ha, grazie al suo lavoro come geometra.
Purtroppo per la famosa spiaggia non c’è stato niente da fare, il nostro lavoro da solo non è bastato! Le amministrazioni che si sono susseguite nel comune di pertinenza (Rosignano Maritimmo), non si sono mai intervenute, erano più interessate alla realtà operaia della Solvey che al turismo balneare.
Solo ora ci si è resi conto che la fabbrica non ha portato tutta quella ricchezza che si credeva. Nell’era della globalizzazione, la multinazionale non investe più nelle struttura e nel territorio che la circonda come faceva prima, perchè il costo del lavoro non è più vantaggioso come in passato,alcuni comparti sono stati fortemente ridimensionati. Sembra che prima o poi si trasferirà all’estero!
Comunque sia è da quel ’79 che  4 mesi l’anno io, mio fratello Valerio (più piccolo di un anno), e i miei genitori ci trasferiamo in quella che tutt’ora considero la mia villa super lusso sul mare. Ma che in realtà non è altro che la vecchia direzione riadattata a dormitorio con delle brandine e un cassattone. Le mie estati le ho passete tutte lì, nel bene e nel male.
Nel bene perchè non c’è niente di meglio della vita di spiaggia (almeno per me!): ricordo quando invitavo la mia amica del cuore a dormire per una settimana al bagno. Le giornate che non finivano mai, le nuotate, i pomeriggi passati a strusciare i retini sui moli alla perenne ricerca di granchietti, le granite mangiate di nascosto a mia madre, il barman che mi insegnò a fare il mio primo caffè dietro il bancone. E poi le prime uscite con gli amici da sola, le feste la sera, le grigliate all’aria aperta.
Nel male perchè anche se piccola vedevo mio padre che finiva il lavoro in ufficio e veniva a dare una mano lì, mia madre che si alzava la mattina alle 7.00 per andare a letto alle 3.00 di notte. Da giugno a settembre perdeva regolarmente 10Kg. Vedevo le notti insonni dei miei genitori quando c’erano le mareggiate; quando il mare con la sua forza ti spaccava tutto quello che avevi costruito e sapevi che ti toccava riniziare da capo senza l’aiuto di nessuno. Nella nostra zona non è mai esistita assicurazione che ti risarcisca i danni subiti per il mal tempo, nè tanto meno ufficio comunale o demaniale!
Ho visto i miei genitori divorziare, litigare fino allo sfinimento ma continuare insieme nonostante tutto! Ed è stato allora che ho capito che quella vita si prendeva tutto, nel bene e nel male, e l’ho odiata per questo!
 Ci sono stati anni in cui sono stata lontana dai bagni. Avevo finito il liceo volevo provare l’università, mi piaceva la storia dell’arte, così per un paio d’anni ho temporeggiato alla ricerca di qualcosa che nemmeno io sapevo. Riflettendoci qualcosa ho trovato, mio marito, Claudio l’ho conosciuto in quel periodo!
Mia madre allora era sola con mio fratello come bagnino e fu deciso di affidare ad altri la gestione del ristorante. Per lei fù la cosa miglioreda fare!
A 22 anni ho definitivamente lasciato gli studi, senza rimpianto, e sono tornata al mare. Prima come bagnina part time, poi a tempo pieno dopo che mio fratello fece una litigata memorabile con mio padre per non tornare più! Strana la vita uno ritorna e l’altro se ne và!
All’epoca non lo credevo possibile sembrava amasse molto più di me questa vita, invece fu la sua fortuna. Ora ha una ditta sua che gli dà enormi soddisfazioni!
In quegli anni ho iniziato a capire cosa volesse dire lavorare davvero. Il rapporto con i clienti, la gestione dei conti, il districarsi tra i vari uffici(comunale, demaniale, la provincia, la capitaneria di porto, la finanza, etc. etc.) il mare che ogni tanto si mangia qualcosa, le banche alle quali continuiamo a chiedere prestiti. Perchè anche se non ti casca un molo tutti gli anni, devi comunque rinnovare la struttura per andare incontro alle esigenze che cambiano continuamente se vuoi essere competitiva sul mercato.
 Nel frattempo provavo come ogni figlia che lavora in famiglia ad affrancarmi dal controllo di mio padre. E se prima odiavo quella vita adesso l’amavo perdutamente!
 Mi sentivo adulta e piena di progetti per i bagni. Alla fine dell’estate del 2003 mi sposai! L’anno dopo ero incinta di 2 gemelli e mi accingevo alla mia ennesima stagione con il pancione.
Le cose sono andate differentemente da come me le ero immaginate, i miei bambini sono nati il 20 di luglio fortemente prematuri a 28 settimane! Hanno rischiato la vita e non ne sono usciti senza conseguenze. Pietro ha iniziato a camminare a 5 anni a avrà comunque bisogno di un’operazione alle gambe. Nicola è sulla sedia a rotelle ed ha anche altre problematiche.
Sembra un melodramma!!! ma non è così. Proprio i miei figli mi hanno insegnato che : “si chiude una porta e si apre un portone” .
Continuiamo a trasferirci tutte le estati al bagno; i bambini si sono adattati  così bene che il mare è diventato il loro mondo! Spesso mi dicono che ho partorito due pesci, io stessa mi stupisco dei loro progressi e delle loro risorse. I sacrifici non mancano; mio marito per esempio lavora a Livorno (incredibilmente il mio stipendio non basta). Va avanti e indietro per tutta l’estate e spesso di notte è costretto a fare anche da guardiano notturno sui bagni, perchè io lo sveglio anche al più piccolo rumore.
 D’altronde non è colpa mia se d’estate mi viene anche il super-udito!
 Non contenti nel luglio del 2007 è nato anche un fratellino Alfredo, mettendo in serio pericolo la capacità della villa super lusso!
E poi un bel giorno arriva quella maledetta legge europea dal nome impronunciabile, con tutto il suo carico di precarietà nalla quale ha gettato tutta la categoria dei balneari.
Da qui in poi sò che non vi racconto niente di nuovo, come tutti i miei colleghi mi trovo a combattere per quello che credo essere un diritto inalienabile dell’uomo… il lavoro.
Il lavoro che abbiamo sempre fatto e che ci ha reso una delle eccellenze dell’offerta turistica italiana.
Perchè nessuno mai mi potrà far credere che il progresso passa attraverso la distruzione di così  tante famiglie che lavorano duramente!!!
 E’ proprio la nostra storia a farci quello che ora siamo. Non saremmo uomini (figuriamoci italiani) se non ci ricordassimo il nostro passato, le nostre radici.
E le mie appartengono a questo luogo a questo mare….  Questa è la mia storia.
Ilaria Piancastelli è su facebook, cliccare sulla foto per visualizzare il suo profilo

Rita Polacci: un’altra donnadamare


269732_132891313456444_4728040_nCiao, sono una balneare figlia di balneari e nipote di balneari. Ho sempre lavorato con i miei fin da quando,piccolissima, li aiutavo nel bagno e nel ristorante; poi per integrare ho messo su un centro elaborazione dati, circa nel 1982 ed ho creato posti di lavoro per 6 persone tra soci e dipendenti (il centro lavora a tutt’oggi). Nel 2000 mio padre ha avuto gravi problemi di salute ed ho dovuto fare una scelta definitiva: non potevo più dividermi tra i due lavori ed ho scelto di tornare sul mare a tempo pieno, convinta di avere un  lavoro per me e per miei figli. Ho 55 anni, mio figlio 26, mia figlia 23 e tutti abbiamo impostato la nostra vita su questo lavoro che amiamo tantissimo.

Ho un bagno con 21 metri di fronte. Capite quindi che più piccola impresa di questa non si può, ma siamo sempre andati avanti dignitosamente senza chiedere nulla a nessuno, né sussidi, né cassa integrazione, né finanziamenti italiani o europei a fondo perduto, abbiamo sempre pagato i nostri dipendenti, i fornitori, le tasse, gli oneri ed i balzelli. Adesso già è difficile tenere dietro a tutti gli adempimenti amministrativi, ci vuole una persona addetta solo per riempire i moduli quotidiani, c’è crisi ed i clienti vanno sempre più “divertiti” in più … vabbè lo sapete anche voi.

Io sono stanca fisicamente  e mentalmente, mi sento tradita e sono estremamente delusa ma non mollo perché, succeda quel che succeda, io voglio poter dire di avere fatto quanto possibile per contrastare l’ingiustizia della situazione.

Buon vento a tutte