Anna Maria Falasca


anna salvataggioTutto iniziò 34 anni fa quando mio padre decise di acquistare uno stabilimento balneare lasciando il suo lavoro di barista di paese. Era settembre, investì tutti i suoi soldi oltre a chiedere dei prestiti. Voleva dedicare più tempo alla famiglia in inverno, visto dei problemi di salute che c’erano all’interno e che lo obbligavano alla sua presenza. Inoltre, amava il lavoro di barista e l’idea dello stabilimento balneare lo entusiasmava. In attesa della prossima stagione, in cui avrebbe iniziato a produrre, a dicembre una telefonata ci avvisa che una mareggiata aveva portato via una gran parte dello stabilimento. Già coperto di debiti, è obbligato a ricreare la parte del locale che il mare aveva portato via, oltre a ricreare le fondamenta questa volta molto più stabili. Nessun contributo statale, i miei genitori si rimboccarono le mani…i primi anni furono molto duri, tristi, pieni di preoccupazioni. Ma mio padre era entusiasta del suo lavoro, dei suoi clienti che lo adoravano, che quando tornavano per le vacanze gli raccontavano la loro vita…conosceva la vita di tutti…e i clienti conoscevano la nostra vita. Ancora oggi sono loro stessi a raccontarmi pezzi di vita di mio padre che non conosco. Mia madre sempre a fianco di mio padre, una preziosa spalla destra che ha permesso a mio padre di creare quello che ha creato. Una persona gentile, pulita, sempre presente, ma alla quale quel lavoro metteva ansia. Per lei era troppo stressante, ma nemmeno un attimo ha abbandonato mio padre. Le lunghe ore di lavoro e il ritmo incessante ogni tanto li faceva crollare…ogni tanto qualche puntatina al pronto soccorso “ha bisogno di un po’ di riposo”, la solita frase….ma dopo qualche ora di nuovo sul fronte. Si, perché un balneare è sempre presente. Il balneare è il punto di riferimento dei suoi clienti. Se non ti vedono chiedono di te, ma allo stesso tempo…”ma tu non riposi mai?” Il fatto è che in questo lavoro delegare non è la stessa cosa…i clienti vogliono vedere te…e tu vuoi esserci!

Circa 10 anni fa mio padre decise di ristrutturare il locale. Avrebbe potuto vendere, noi figli lo spingevamo a farlo…”un lavoro così stressante non puoi farlo per tutta la vita!” Noi figli inoltre avevamo preso altre strade.  Avevamo vissuto i sacrifici del lavoro stagionale e abbiamo preferito un lavoro più tranquillo, la sera a casa, i week-end liberi, un mese di ferie all’anno, senza pensieri. Inoltre c’erano diversi acquirenti interessati al locale. Ma lui amava questo lavoro e il suo sogno era creare un locale di un certo livello. Così, iniziarono i lavori …..10 anni di mutuo finiti di pagare due anni fa.

Tutti i soldi della famiglia sono stati investiti nello stabilimento. Sarebbe stata la sicurezza per la vecchiaia dei miei. Tutti i loro averi in queste mura!…ignari di ciò che un giorno sarebbe successo…

Ma qualcosa distrugge i progetti. Quattro anni fa, era di martedi, il martedi precedente al primo giorno di chiusura di fine stagione, il primo giorno di riposo dopo 3 lunghi mesi. Mio padre va a riposare e non si sveglia più. Il suo corpo troppo stanco non ce l’ha fatta, ha deciso di riposare per sempre. I sogni di mia madre …… una bolla di sapone. Tutto vanificato…tutto era stato sempre rimandato a “quando venderemo lo stabilimento”…faremo un bel viaggio, ristruttureremo casa, compreremo questo, faremo…..STOP!!!!

Dopo mesi di riflessione, sapendo che iniziava un periodo difficile per vendere, decido di licenziarmi dal mio lavoro e prendo le redini insieme a mia madre. L’ansia di mia madre aumenta preoccupatissima della stagione…ce la faremo? Io non conoscevo nulla, a parte il lavoro pratico …ma le leggi, i regolamenti, NULLA!!!! I primi 3 anni sono stati molto duri e preoccupanti, ma sono orgogliosa di come siano andati. I miei clienti e il mio staff preziosissimo mi danno l’energia per affrontare la stagione.  Per i primi due anni mia madre, come al solito è stato un aiuto indispensabile, sempre al mio fianco. Poi, sempre a fine stagione, una mattina stava per fare la fine di mio padre…era stanca, una sua parte voleva riposare per sempre..10 giorni di coma, 3 mesi di ospedale…è andata bene. Lei c’è ancora, ma ho dovuto obbligarla a non lavorare più.

Delusa dalla sua vita di sacrifici valsi a ben poco…il suo compagno di battaglia non c’è più e il suo gruzzoletto per la vecchiaia verrà messo all’asta!!!! Io….mi sono licenziata dal mio lavoro per difendere e tutelare gli interessi e i sacrifici della mia famiglia…. per garantire una buona vecchiaia a mia madre…ma ora vogliono metterci all’asta…e NOI? E i NOSTRI SACRIFICI? Abbiamo la sfortuna di poggiare sulla sabbia!!!!!

Quando si parla di questo in famiglia vedo gli occhi di mia madre velati di una profonda tristezza e l’unica cosa che riesco a pensare è che tutto questo è ESTREMEMENTE INGIUSTO! Un tempo fare i sacrifici significava ritrovarsi qualcosa…ora fare i sacrifici non serve più a nulla…sarebbe meglio vivere da vagabondi alla giornata…così non perdi nulla!

La cosa più triste è che è svanito il sogno di una vita….

Cos’è per me il mio lido? E’ la storia di una vita di una famiglia semplice, umile, sono i sogni e i sacrifici di una vita, è la storia di relazioni umane che si intrecciano per una vita….è la vita della mia famiglia.

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